Migranti

Lo Sportello Immigrati ha lo scopo di informare ed orientare in modo omogeneo la popolazione immigrata sui propri diritti e doveri, sulle modalità di accesso ai servizi territoriali e sulle procedure ed opportunità per l’inserimento nel mondo del lavoro. Lo sportello fornisce, inoltre, assistenza, anche a cittadini italiani, per il disbrigo di pratiche amministrative finalizzate alla regolarizzazione della posizione dei cittadini stranieri presenti in Italia. Tutti i servizi offerti dallo Sportello sono a titolo gratuito.

Servizi SPORTELLO IMMIGRATI

 

 
APERTURA SPORTELLO:
dal lunedì al venerdì dalle10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00
a Sala Consilina in Via Roma, 27 presso la COOPERATIVA SOCIALE ISKRA
Tel. e Fax: 0975 22713
e-mail: laborsala@libero.it PEC: laborsala@pec.it

INFORMAZIONI UTILI

 

TEST DELLA CONOSCENZA DELLA LINGUA ITALIANA. Il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno ha messo a punto la procedura informatica che dal 9 dicembre consente la gestione delle domande per la partecipazione al test di conoscenza della lingua italiana che devono sostenere gli stranieri che intendono richiedere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Da quella data infatti, in contemporanea con l’entrata in vigore del decreto 4 giugno 2010 che disciplina le modalità di effettuazione del test, il cittadino straniero interessato deve inoltrare per via telematica alla prefettura della provincia dove ha il domicilio la domanda di svolgimento del test, collegandosi al sito http://testitaliano.interno.it e compilando il modulo di domanda. Le modalità di inoltro delle domande, di gestione del procedimento e uso dell’applicativo nonché di svolgimento del test di italiano sono indicate dal dipartimento nella circolare della direzione centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo n. 7589 del 16 novembre 2010. Questo in sintesi il procedimento: l’istanza presentata on line viene acquisita dal sistema e trasferita alla prefettura competente. Se la domanda risulta regolare, la prefettura convoca il richiedente entro 60 giorni dall’istanza, sempre per via telematica, indicando giorno, ora e luogo del test. In caso di irregolarità o mancanza di requisiti il sistema genera automaticamente e invia al richiedente una comunicazione con l’indicazione dei requisiti mancanti per consentire la rettifica delle informazioni. Il richiedente che inoltra la domanda ha a disposizione un servizio di assistenza (help-desk) che può contattare tramite un indirizzo e-mail indicato in http://testitaliano.interno.it compilando l’apposito modulo disponibile alla pagina ‘Help Desk’. Il risultato del test, consultabile da parte del richiedente su http://testitaliano.interno.it, viene inserito nel sistema a cura della prefettura competente, che lo mette a disposizione attraverso web service alla questura per le verifiche finalizzate al rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo.

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DECRETO FLUSSI 2010. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “DECRETO FLUSSI 2010” (DPCM 30.11.2010), ha preso il via l’iter che porterà all’assegnazione dei 98.080 permessi di soggiorno riservati ai cittadini extracomunitari. Le domande di nulla osta per lavoro non stagionale potranno essere presentate esclusivamente attraverso il sistema telematico dal sito internet del ministero dell’Interno. La prima data da ricordare è il 17 gennaio 2011 quando, a partire dalle ore 8, sarà disponibile l’applicativo per la compilazione delle domande da trasmettere solo successivamente nei giorni previsti per l’inoltro delle domande secondo le diverse tipologie lavorative e di nazionalità.

I CLICK DAY per l’invio delle domande

? 31 gennaio 2011 ore 8 – lavoratori delle nazionalità privilegiate (art. 2 del DPCM): cittadini albanesi, algerini, del Bangladesh, egiziani, filippini, ghanesi, marocchini, moldavi, nigeriani, pakistani, senegalesi, somali, dello Sri Lanka, tunisini, indiani, peruviani, ucraini; del Niger, del Gambia e di altri Paesi non appartenenti all’Unione europea che concludano accordi finalizzati alla regolamentazione dei flussi di ingresso e delle procedure di riammissione.

? 2 febbraio 2011 ore 8 – lavoratori domestici e di assistenza alla persona.

? 3 febbraio 2011 ore 8 – tutti i restanti settori indicati negli articoli 4, 5 e 6 del decreto.

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FLUSSI DI INGRESSO PER LAVORATORI STAGIONALI.È in corso di registrazione presso la Corte dei Conti, per la successiva pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 febbraio 2011 relativo alla programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari stagionali per l’anno 2011, che autorizza una quota massima di 60.000 ingressi.  A questo proposito, i ministeri dell’Interno e del Lavoro e Politiche sociali indicano in una circolare congiunta indirizzata alle rispettive strutture territoriali le istruzioni sulle procedure di inoltro delle istanze, con riferimento alle modalità di presentazione, al procedimento istruttorio e a quello relativo alla richieste di nulla osta pluriennale per lavoro stagionale. La quota di ingressi consentiti sul territorio nazionale prevista dal decreto flussi stagionali 2011 comprende:

a) lavoratori subordinati stagionali non comunitari di Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Repubblica ex Jugoslavia di Macedonia, Repubblica delle Filippine, Kosovo, Croazia, India, Ghana, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Ucraina, Gambia, Niger e Nigeria;

b) lavoratori stranieri stagionali non comunitari dei seguenti Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere accordi di cooperazione in materia migratoria: Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia ed Egitto.

Lo stesso provvedimento consente l’ingresso anche ai lavoratori non comunitari, cittadini dei Paesi indicati precedentemente, che siano entrati in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale.

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FLUSSI DI INGRESSO PER LAVORATORI STAGIONALI. Sarà necessario riportare i periodi lavorativi stagionali dei precedenti due anni ai fini della richiesta di nulla osta pluriennale e per far valere il diritto di precedenza, di cui all’art. 24, comma 4 del d. l.vo 286/98, attestati dalla esibizione del passaporto o altro documento equivalente, da cui risulti la data di partenza dall’Italia al termine del precedente soggiorno per lavoro stagionale. La durata del rapporto di lavoro stagionale è ricompressa tra un minimo di 20 giorni ed un massimo di 9 mesi, anche con riferimento all’accorpamento di gruppi di lavori di più breve periodo da svolgere presso diversi datori di lavoro. Nell’ipotesi in cui il lavoratore sarà impiegato presso una pluralità di sedi di lavoro, indicare la sede ove si svolgerà l’attività prevalente.

LE PROCEDURE. Le domande di nulla osta per il lavoro stagionale (mod.C stag.) possono essere presentate, come già avvenuto in analoghe precedenti occasioni, esclusivamente con modalità informatiche. Le procedure riguardanti le modalità di registrazione dell’utente e l’invio delle domande sono identiche a quelle da tempo in uso e sono rinvenibili sul sito intemet del Ministero dell’Interno (www.intemo.it). L’invio delle domande sarà possibile dalle h. 8.00 del giorno successivo alla pubblicazione del decreto e sino alle h. 24.00 del 31 dicembre 2011.

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RINNOVO RILASCIO DEI TITOLI DI SOGGIORNO. – Sufficiente la copia della pagine del passaporto che riportano i dati anagrafici ed i timbri relativi ai visti. Poste Italiane fornisce nuove disposizioni operative. Non sarà più necessario inserire nalla busta tutte le pagine bianche. Con la Circolare n. 49 del 9 febbraio 2011 Poste Italiane ha fornito nuove disposizioni operative relativamente alla compilazione ed alle modalità di invio del Kit (mod1 – ELI 2) utile alla presentazione delle domande di rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno. A seguito di indicazioni da parte del Ministero dell’Interno – Poste Italiane – comunica che a partire dal 15 febbraio 2011, in fase di accettazione delle istanze di rilascio/rinnovo permessi/carte di soggiorno (ELI), non deve più essere presente la fotocopia di tutto il passaporto comprensivo delle pagine bianche. Dovrà invece essere presente la fotocopia delle sole pagine del passaporto riportanti i dati anagrafici dello straniero.

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PERMESSO PER MOTIVO DI STUDIO. Con la circolare n. 1477 del 22 febbraio 2011 il Ministero dell’Interno è interventuo sulla rinnovabilità del titolo di soggiorno rilasciato per motivi di studio in caso di iscrizione dello studente ad un corso singolo. Si tratta di attività formative attivate sia nell’ambito di programmi e accordi di mobilità internazionale regolati da condizioni di reciprocità, sia su iniziativa individuale degli studenti, previa verifica e approvazione da parte delle autorità consolari competenti delle rispettive posizioni. Secondo il Ministero dell’Interno non sarà possibile rinnovare il permesso di soggiorno per motivi di studio nel in cui lo straniero si iscriva ad un corso singolo diverso da quello per cui ha fatto ingresso. L’art 39, comma 3, lettera b) del TU infatti consentirebbe il rinnovo del titolo di soggiorno anche quando lo studente prosegua gli studi frequentando un percorso formativo diverso da quello che ne ha motivato l’ingresso, a patto che si tratti di un corso di laurea. Nel caso in cui invece lo studente voglia iscriversi ad un corso di laurea dopo aver frequentato un corso singolo potrà rinnovare il suo pds per motivi di studio solo nel caso in cuiil corso di laurea sia attinente al corso singolo per cui si è fatto ingresso. Stesso vale, secondo il Ministero, per gli studenti che, concluso il percorso di studi, al fine di iscriversi ad un master, ad un corso post laurea, ad una scuola di specializzazione, debbano frequentare un corso singolo: in tal caso il titolo potrà essere rinnovato (anche se nella circolare è erroneamente scritto “convertito“) alla luce delle disposizioni contenute nell’art 46, comma 4 del Regolamento di attuazione, dimostrando l’attinenza del corso stesso con il percorso di studi.

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REGIME TRANSITORIO. – Pubblicata la circolare congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con cui si comunica che l’Italia ha deciso di continuare ad avvalersi fino al 31 dicembre 2011 del regime transitorio relativamente all’accesso al mercato del lavoro nei confronti dei cittadini rumeni e bulgari. Nel confermare il regime transitorio, la circolare precisa che non vi sono novità rispetto alla procedura in vigore per l’accesso al mercato del lavoro di tali lavoratori, così come restano ferme le deroghe a tale regime in vigore già dal 2006 per alcuni settori produttivi ed alcune professionalità.

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SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE N. 61 DEL 21/02/ 2011. Respinte le eccezioni di incostituzionalità sollevate nei confronti della legge regionale della Campania sull’integrazione degli immigrati (Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania, l.r. n. 6/2010). La sentenza ribadisce il consolidato orientamento secondo il quale alle Regioni deve essere riconosciuta la possibilità di interventi legislativi con riguardo al fenomeno dell’immigrazione negli ambiti attribuiti alla loro competenza concorrente e residuale dall’art. 117 Cost, come ad esempio il diritto allo studio o all’assistenza sociale e sanitaria, fermo restando che tale potestà legislativa non può estendersi ad aspetti che attengano alle politiche di programmazione dei flussi di ingresso e di soggiorno nel territorio nazionale, di stretta competenza statuale. Negli ambiti ove vige dunque la competenza regionale, il legislatore regionale può prevedere anche interventi a favore dei cittadini stranieri presenti irregolarmente sul territorio quando questi mirano alla tutela dei diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona in quanto tale. Ne consegue, ad esempio, che le norme previste dalla Regione Campania volte a rendere fruibili le prestazioni sanitarie anche alle persone straniere non iscritte al servizio sanitario nazionale si inseriscono pienamente in un contesto normativo, cui fa parte lo stesso testo unico nazionale in materia di immigrazione, caratterizzato al riconoscimento in favore dello straniero, anche privo di un valido titolo di soggiorno, di un nucleo irriducibile di tutela del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana. Non viola la potestà legislativa statuale in materia di immigrazione neanche la norma della Regione Campania che prevede la parità di trattamento tra stranieri e cittadini in materia di accesso all’abitazione (erogazione contributi prima casa, edilizia residenziale pubblica, accesso al fondo locazioni) in quanto comunque si prevede il requisito del possesso della carta di soggiorno o del titolo di soggiorno come previsto dal T.U. La normativa regionale sui centri di accoglienza temporanei, inoltre, è in linea con i precetti costituzionali in quanto incide su un ambito, quello del diritto sociale all’alloggio che la Corte costituzionale ritiene riconducibile ai diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 Cost. Infine la Corte respinge le eccezioni di incostituzionalità nei confronti della norma della legge regionale che prevede l’equiparazione delle persone straniere regolarmente soggiornanti in Campania ai cittadini nazionali ai fini della fruizione delle provvidenze, anche economiche, erogate dalla Regione. In proposito la Corte ricorda che l’articolo 80 c. 19 della legge n. 388/2000 che richiede il possesso del permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali che costituiscono diritti soggettivi è stata oggetto di tre pronunce di illegittimità costituzionale (n. 306/2008, 11/2009, 187/2010), che pertanto assumono una valenza generale ed immanente nel sistema di attribuzione delle provvidenze sociali ai cittadini stranieri. Ne consegue, pertanto, che il ragionamento fatto dalla Corte nella sentenza n. 306/2008, secondo il quale il legislatore può subordinare, non irragionevolmente, l’erogazione di determinate prestazioni, non dirette e rimediare a gravi situazioni di urgenza, alla circostanza che il titolo di soggiorno ne  dimostri il carattere non episodico e non di breve durata, non deve significare che allo straniero debba essere richiesto uno specifico titolo di soggiorno quale la carta di soggiorno o permesso CE per lungo soggiornanti quale condizione per la fruizione delle prestazioni perché ciò equivarrebbe ad una condizione restrittiva in senso diametralmente opposto a quanto indicato dalla Corte costituzionale medesima.

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FLUSSI DI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI STAGIONALI NEL TERRITORIO DELLO STATO PER L’ANNO 2011. Attiva dal 22 marzo 2011 la procedura on line per l’assunzione di 60.000 lavoratori extracomunitari stagionali. Prenderà il via martedì, 22 marzo 2011, alle 8.00, la procedura on line per la presentazione delle domande di nulla osta per lavoro subordinato stagionale prevista dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 65 del 21 marzo 2011, che consente l’ingresso in Italia di lavoratori extracomunitari stagionali entro la quota di 60.000 unità. I datori di lavoro potranno presentare le domande per i lavoratori non comunitari residenti all’estero fino alle ore 24.00 del 31 dicembre 2011 utilizzando il servizio di inoltro telematico disponibile nella sezione dedicata del sito web del Ministero dell’Interno.

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PROTEZIONE TEMPORANEA – ECCO IL DECRETO. È stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 81 dell’8 aprile 2011 il testo del decreto firmato dal presidente del Consgilio dei Ministeri per l’istituzione delle misure di protezione temporanea così come previste dall’art. 20 del testo unico sull’immigrazione. Il primo e più importante punto è quello previsto dall’art.1 legato alla temporalità della protezione di cui di cui potranno beneficiare solo i cittadini provenienti dal Nord-Africa entrati in Italia dopo il 1 gennaio 2011 e fino alla mezzanotte del 5 aprile 2011. Si tratta di una misura discriminatoria adottata senza alcuna legittima motivazione tesa esclusivamente a legittimare le operazioni di rimpatrio collettivo in corso a Lampedusa. La misura di protezione, secondo il Ministero, è adottata visto l’eccezionale afflusso di migranti provenienti dal Nordafrica, senza menzionare la situazione di instabilità tunisina. All’art 2 il decreto prevede che il permesso di soggiorno sia rilasciato dal Questore dopo che questi abbia verificato la nazionalità e la provenienza degli interessati anche tenuto conto di quanto previsto dall’art.9, comma 6, del regolamento di Attuazione che dispone a sua volta una deroga quanto al possesso del passaporto o di altro titolo equipollente, la dimostrazione del possesso di un “biglietto” di ritorno nel paese d’ordigine, le motivazioni del soggiorno, la dimostrazione dei mezzi di sussistenza e l’alloggio proprio nel caso di richiesta del permesso di soggiorno ai sensi dell’art 20. La Francia avrà molto da reclamare quindi quanto al soddisfacimento delle condizioni previste dalla Convenzione Schengen all’art 21 per la circolazione dei cittadini di paesi terzi. Sempre all’art 2, il comma 2 poi elenca i casi di esclusione. Non potranno beneficiare della protezione gli stranieri entrati prima del 1 gennaio e dopo il 5 aprile, quelli considerati pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza dello stato, destinatari di un provvedimento (ancora efficace) di espulsione notificato prima del 1 gennaio 2011, denunciati per un reato di cui agli art 380 e 381 del cpp salvo che il provvedimento si sia concluso con l’esclusione del reato o la responsabilità dell’interessato, e gli stranieri condannati per gli stessi reati (anche con 444). È esplicitamente previsto che non sono cause di esclusione dalla protezione le denuncie e le condanne per gli art.13, comma 13 e 14, comma 5ter e quater, del Testo Unico. Al comma 3 si sottolinea la possibilità di circolare in area Schengen conformemente a quanto previsto dalla Convenzione di applicazione dell’accordo, ma sono valide le condizioni riprese dalla circolare francese  (anche se sarebbe più corretto parlare di transito). La circolazione però, e questo viene omesso, è possibile solo per un perido di 90 giorni e solo soddisfando alcune condizioni. Il comma 4 invece dispone che la richiesta del permesso di soggiorno deve essere effettuata entro 8 giorni dalla pubblicazione del decreto. Il rilascio è gratuito e viene effettuato dalla Questura con procedura d’urgenza (che dovrebbe comportare il rilascio in 3 giorni). Agli stranieri rientranti nell’art.1 verrà rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari con validità di 6 mesi che consente lo svolgimento di attività lavorativa e convertibile alla sua scadenza in altro tipo di permesso qualora sussistano i requisiti. Rimane incerta quale sia la Questura competente al rilascio del permesso. Quella del luogo di trattenimento/accolgienza? Quella della prima identificazione? Oppure a norma di legge quella in cui “dimora” lo straniero? Quest’ultima sarebbe la soluzione più razionale. Al comma 5 si prevede che gli stranieri provenienti dal Nord-Africa entrati dal 1 gennaio 2011 al 5 aprile 2011 e titolari di permesso ad altro titolo possono richiederne la conversione. Il comma 6 ed il comma 7 dispongono la non preclusione della possibilità di presentare istanza di protezione internazionale. Il comma 6 prevede che chi ha già presentato la richiesta di protezione internazionale debba presentare istanza di rinuncia mentre al comma 7 si specifica che chi è beneficiario della protezione temporanea potrà comunque presentare istanza d’asilo. Questo per non sovrapporre due diversi procedimenti amministrativi. Il comma 8 invece regola i casi in cui sia stato negato il rilascio del pds umanitario prevedendo il respingimento o l’espulsione. Ogni singolo caso dovrà essere affrontato singolarmente per disporre l’espulsione con accompagnamento coatto alla frontiera. L’art. 3 invece rimanda alle intese con le regioni quanto alle modalità di “accoglienza”.

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ASSEGNO SOCIALE INPS – L’IMPORTO PER IL 2011 E’ DI 5.424,9 €. L’importo dell’assegno sociale per l’anno 2011 è stato ritoccato dall’INPS a 417,3 €, pari a 5.424,9 € l’anno. L’assegno sociale è una prestazione di assistenza sociale erogata dall’INPS a coloro che hanno almeno 65 anni di età e non arrivano a totalizzare un reddito annuo di 5.424,9 €, che spetta a cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari. L’importo dell’assegno sociale è rilevante sotto diversi profili perché è il parametro: I. per l’autorizzazione all’ingresso per il ricongiungimento familiare: lo straniero che chiede di essere autorizzato a farsi raggiungere dalle categorie stabilite dalla nuova normativa entrata in vigore il 5 novembre 2009, deve dimostrare di avere un reddito, pari almeno all’importo annuo dell’assegno sociale aumentato della sua metà per ogni persona da ricongiungere; II. per rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciato dopo 5 anni di soggiorno regolare e subordinato al possesso di questo requisito di reddito minimo (art. 9 TU); III. ai fini di rilevare le condizioni economiche minime che devono essere garantite al lavoratore di cui si prevede l’assunzione tramite domanda di nulla osta attraverso le procedure previste dal Decreto Flussi. Indipendentemente dal tipo di contratto di lavoro, a prescindere dall’orario di lavoro, part-time o tempo pieno, vi debbono essere condizioni minime quanto meno pari all’importo dell’assegno sociale. Ecco la nuova tabella dei redditi (l’importo annuale è calcolato sulla base di tredici mensilità).

Richiedente – 5.424,9 € annui – 417,3 € mensili
1 familiare – 8.137,35 € annui – 625,95 € mensili
2 familiari – 10.849,8 € annuali – 834,6 € mensili
3 familiari – 13.562,25 € annuali – 1.043,25 € mensili
4 familiari – 16.274,7 € annuali – 1.251,9 € mensili
2 o più minori di 14 anni – 10.849,8 € annuali – 834,6 € mensili
2 o più minori di 14 anni e un familiare – 13.562,25 € annuali – 1.043,25 € mensili

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DIRETTIVA UE – PDS CE DI LUNGO PERIODO ANCHE PER I TITOLARI DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE. Gli stati membri dovranno adottare i provvedimenti interni per recipirne il contenuto entro il 2013 ma la Direttiva UE 51 del 2011 è già in vigore. Il contenuto è una delle modifiche tanto attese nell’ambito dell’armonizzazione delle politiche europee sull’asilo che avrà ricadute ed effetti auspichiamo a catena. Con la Direttiva 51 infatti è stato modificato il contenuto della Direttiva 109 del 2003 che aveva introdotto il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. L’Italia aveva recepito la direttiva con il decrreto n. 3 dell’8 gennaio 2007. Secondo la Direttiva potranno ambire all’ottenimento del permesso per lungo soggiornanti, che permette di instaurare rapporti di lavoro nell’UE ed ovviamente il soggiorno inferiore a tre mesi in esenzione del visto, anche i titolari di protezione internazionale. Si tratta di una norma di particolare importanza vista l’altissima richiesta di mobilità interna all’UE che viene proprio dai rifugiati. La norma non permetterà di scavalcare a pieno le maglie di Dublino ma sicuramente introduce un lasciapassare che costringerà a rivedere per esempio gli standars di accoglienza dei diversi stati portando (si spera) ad una loro armonizzazione. Da notare che, nel computo dei 5 anni necessari per l’ottenimento del titolo, potrà essere tenuto conto della metà del periodo di attesa della risposta della Commissione e se superiore a 18 mesi, dovrà essere conteggiato tutto il periodo. È doveroso ricordare che l’attuale applicazione della Direttiva che ha istituito il PDS CE di lungo periodo da parte degli Stati Membri lascia ancora a desiderare. Sebbene infatti la norma preveda la libertà di intraprendere una attività lavorativa negli Stati membri nel limite dei 3 mesi di soggiorno, ancora molti ostacoli esistono per chi volesse proseguire tale attività e quindi far valere un diritto di soggiorno, oltre i tre mesi stabiliti. Le norme di recepimento infatti (è così quella italiana) lasciano ampia discrezione allo Stato e spesso, il soggiorno dei titolari CE è subordianto a limiti (come quelli posti dal decreto flussi) che vanificano la ratio e gli obiettivi della direttiva.

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CITTADINANZA, SONO 40.223 I NUOVI ITALIANI. Sono 40.223 i procedimenti di concessione della cittadinanza italiana che, secondo i dati forniti dalla Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze si sono conclusi positivamente nel corso del 2010. Il numero delle concessioni è in linea con gli anni scorsi, facendo registrare rispetto al 2009 un +0,34% mentre i procedimenti che si sono conclusi negativamente sono in deciso aumento, essendo passati da 859 a 1.634 (+90,22%). Analizzando i dati dal punto di vista del paese di provenienza dei “nuovi italiani“, il Marocco con 6.952 guida la graduatoria seguito da Albania (5.628) e Romania (2.929). La Direzione Centrale fornisce anche il numero delle istanze in itinere che al 31/12/2010 risultano essere 146.281. Sono a disposizione on line anche serie di ulteriori statitistiche corredate da tabelle e grafici che nel dettaglio analizzano il fenomeno della cittadinanza, distinguendo le concessioni per “matrimonio“,  “sesso del richiedente” e “titolo di studio“.

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SANATORIA 2009 – IL MINISTERO CI RIPENSA. SOSPESE LE INDICAZIONI PER LA RIAPERTURA DELLE ISTANZE. Solo il 24 maggio il Ministero aveva inviato agli uffici periferici le indicazioni di adeguamento alle decisioni dell’Adunanza Plenaria in merito alla non ostatività delle condanne inflitte per il reato di inottemperanza all’espulsione. Con una nuova circolare, la n. 4027 del 26 maggio 2011, lo stesso Ministero torna sui suoi passi ritenendo sospese le indicazioni impartite e quindi, di fatto, allungando i tempi di adeguamento alle decisioni della giurisprudenza. Due anni di attesa senza potersi iscrivere all’anagrafe, senza poter accedere alle cure sanitarie se non quelle garantite con il codice STP, due anni senza poter cambiar lavoro o, se licenziati, poterne iniziare un’altro, due anni di attesa tra rigetti, ricorsi, appelli, sospensive, con una decisione ferma e determinata, oltre che chiarissima, presa dall’Adunanza Plenaria lo scorso mese, ed ancora, nonostante tutto, l’amministrazione resiste al rilascio dei permessi di soggiorno per chi non chiede altro se non il fatto di vedere riconosciuta qui la sua presenza, di poter intraprendere un percorso di regolarità, di poter ri-iniziare, alla luce del sole, a progettare il suo futuro.

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INGRESSO IN ITALIA DI CITTADINI STRANIERI PER LA PARTECIPAZIONE A CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE E TIROCINI FORMATIVI.Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 200 del 29 agosto 2011 il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’11 luglio 2011 con il quale si determina il contingente annuale di cittadini stranieri autorizzati a soggiornare in Italia per partecipare a corsi di formazione professionale e tirocini formativi. Il Decreto, in particolare, stabilisce che per l’anno 2011 il limite massimo di ingressi in Italia degli stranieri in possesso dei requisiti previsti per il rilascio del visto di studio è determinato, ai sensi dell’art. 44-bis, comma 6, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 31 agosto 1999, in 5000 unità per la frequenza a corsi di formazione professionale e in ulteriori 5000 unità per lo svolgimento di tirocini formativi e di orientamento.

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PERMESSO A PUNTI – L’ACCORDO DI INTEGRAZIONE IN VIGORE DA MARZO 2012.Pubblicato il Decreto in Gazzetta Ufficiale. Entrerà in vigore il prossimo 12 marzo ma per vederlo all’opera sarà necessario attendere i primi nuovi ingressi per motivi di lavoro in Italia. E’ l’ultimo colpo di coda del Governo Berlusconi. Poche ore prima della salita del premier alle Camere infatti, sulla Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicato il DPR 179 e gli allegati connessi. I nuovi arrivati, di età superiore ai sedici anni (ad esclusione delle persone affette da patologie, dei minori non accompagnati e delle vittime di tratta) dovranno sottoscrivere un accordo che, articolato per punti, traccia un percorso di inserimento, o meglio, disegna sulla carta un sistema di crediti tanto ambizioso, quanto in grado di sgretolarsi di fronte al livello di welfare formativo, di possibilità, di efficienza dell’amministrazione, su cui andrà ad intervenire. Allo straniero verranno conferiti in partenza 16 punti, ma corsi di lingua (obbligatorio sarà il test di livello A2) e di educazione civica, scelta del medico di base, percorsi formativi, attività imprenditoriali, contratto di affitto, potranno contribuire ad accumulare i punti di cui, dopo due anni dalla stipula dell’accordo, lo Sportello Unico dovrà verificare il raggiungimento. Condanne penali, anche non definitive, illeciti tributari e misure di sicurezza personali invece, saranno i motivi di decurtazione dei punti. Al momento della verifica potranno presentarsi quindi diversi scenari: a) adempimento dell’accordo, qualora il numero dei crediti finali sia pari o superiore a trenta crediti e, contestualmente, siano stati conseguiti i livelli di conoscenza della lingua italiana e della cultura civica e della vita civile in Italia previsti; b) proroga dell’accordo per un anno alle medesime condizioni, qualora il numero dei crediti finali sia compreso tra uno e ventinove ovvero non siano stati conseguiti i livelli della conoscenza della lingua italiana parlata, della cultura civica e della vita civile in Italia di cui alla lettera a ); c) inadempimento dell’accordo e conseguente espulsione dell’interessato dal territorio nazionale, qualora il numero dei crediti finali sia pari o inferiore a zero. Se, ai sensi della legislazione vigente, l’interessato non può essere espulso, l’inadempimento dell’accordo è preso in considerazione esclusivamente ai fini delle future decisioni discrezionali in materia di immigrazione. L’art 4 bis del Testo Unico stabilisce inoltre che la perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, eseguita dal questore secondo le modalità di cui all’articolo 13, comma 4, ad eccezione dello straniero titolare di permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari, per motivi familiari, di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, di carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’Unione europea, nonchè dello straniero titolare di altro permesso di soggiorno che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare. Secondo l’art 2 coma 6 del Decreto, “lo Stato si impegna a sostenere il processo di integrazione dello straniero…”, e sembra essere questa a questo punto la parte più difficile.

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DEFINITE LE TIPOLOGIE DEI VISTI DI INGRESSO IN ITALIA. È pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 1 dicembre, n.280, il decreto interministeriale 11 maggio 2011 che definisce le tipologie dei visti d’ingresso in Italia per i cittadini dei Paesi terzi e stabilisce, nell’allegato A, i requisiti e le condizioni per ottenerli. In base all’articolo 1 del decreto le tipologie dei visti corrispondenti ai diversi motivi d’ingresso sono: Adozione, Affari, Cure Mediche, Diplomatico, Gara Sportiva, Invito, Lavoro Autonomo, Lavoro Subordinato, Missione, Motivi Familiari, Motivi Religiosi, Reingresso, Residenza Elettiva, Ricerca, Studio, Transito Aeroportuale, Transito, Trasporto, Turismo, Vacanze-lavoro, Volontariato. In caso di ingresso nel territorio nazionale di minori stranieri non accompagnati, in possesso dei requisiti previsti per una delle tipologie di visto, la rappresentanza diplomatico-consolare deve acquisire anche l’atto di assenso all’espatrio – fornito secondo le norme in vigore nel paese di residenza del minore – da parte di coloro che hanno la potestà genitoriale sul ragazzo, o, in loro assenza, da parte del tutore legale. L’ingresso di minori stranieri nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea è subordinato, inoltre, all’autorizzazione del Comitato per i minori stranieri (previsto dall’articolo 33 del decreto legislativo n. 286/1998).

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STAGIONALI – CONFERMA ASSUNZIONE NULLA OSTA PLURIENNALE. Con la Circolare congiunta dei Ministeri dell’Interno e del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 27255 del 30 dicembre 2011 si informa che dal 4 gennaio 2012 è disponibile un modello telematico di comunicazione (modello CSP), attraverso cui il datore di lavoro può esprimere la volontà di confermare l’assunzione del lavoratore stagionale per il quale sia già stato presentato negli anni precedenti il relativo Modello C e sia stato ottenuto il nulla osta pluriennale. Tale conferma potrà essere inviata indipendentemente dalla pubblicazione del decreto flussi per lavoro stagionale, in quanto la quota risulta essere già stata assegnata sulla base del decreto flussi per lavoro stagionale del primo anno.

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ABOLITE LE RESTRIZIONI DEL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO PER I LAVORATORI ROMENI E BULGARI. Dal 1° gennaio 2012 i cittadini romeni e bulgari possono essere assunti con qualsiasi contratto senza dover richiedere il preventivo nulla osta. Attraverso un comunicato stampa ufficiale, l’Ambasciata romena in Italia ha comunicato la cessazione delle restrizioni del mercato del lavoro italiano imposte ai lavoratori romeni, dal 31 dicembre 2011, a seguito di una nota ufficiale inviata dalle Autorità italiane il 29 dicembre 2011. Il Ministero degli Esteri italiano, si apprende dal comunicato stampa, avrebbe inoltre informato il 29 dicembre 2011 il Direttore generale dell’UE, Mario Bova, della rinuncia dell’Italia al regime transitorio per i cittadini romeni. Le autorità italiane, si apprende sempre dal comunicato, hanno specificato come “il gesto italiano sia improntato verso il principio della libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea e come sia un segnale politico concreto di amicizia con la Romania”. Il regime transitorio della durata di un anno, necessario per poter liberalizzare completamente l’accesso al lavoro subordinato dei cittadini provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria, era stato istituito dal governo italiano a partire dal 1 gennaio 2007, quando i due Paesi erano entrati a far parte dell’UE. Il predetto regime transitorio prevedeva un moratoria, con conseguente apertura immediata, nei seguenti settori: agricolo e turistico alberghiero; lavoro domestico e di assistenza alla persona; edilizio; metalmeccanico; dirigenziale e altamente qualificato e lavoro stagionale. Per tutti i settori non citati nell’elenco, era necessario richiedere il nulla osta allo Sportello Unico per l’immigrazione per poter procedere all’assunzione di lavoratori romeni e bulgari. A partire dal 1 gennaio 2012, e con l’abolizione della moratoria, i cittadini romeni e bulgari possono essere assunti con qualsiasi contratto senza dover richiedere il preventivo Nulla Osta allo Sportello Unico per l’immigrazione: è dunque sufficiente effettuare le ordinarie comunicazioni ai Centri per l’impiego ed ai competenti Enti previdenziali e assistenziali. La decisione presa dal governo italiano riflette inoltre le recenti posizioni delle Istituzioni europee, ultime la Risoluzione del Parlamento Europeo sulla libertà di circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea, adottata il 15 dicembre 2011 e la Relazione della Commissione Europea dell’11 novembre 2011 sul funzionamento disposizioni transitorie sulla libera circolazione dei lavoratori provenienti dalla Romania. In questi documenti si auspica che la mobilità dei lavoratori all’interno dell’UE non sia interpretata come una minaccia per i mercati del lavoro negli Stati membri ma al contrario sia riconosciuto il ruolo importante che questi lavoratori svolgono per l’economia del Paese ospitante.

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DECRETO FLUSSI STAGIONALI 2012. Dal 21 marzo 2012 è possibile compilare le domande relative al decreto flussi stagionali 2012. L’inoltro telematico delle domande sarà possibile dalle ore 8 del giorno successivo alla pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 marzo 2012 sino alle ore 24 del 31 dicembre 2012. Sui siti internet del ministero dell’interno (www.interno.it) e del ministero del lavoro e delle politiche sociali (www.lavoro.gov.it) verrà data comunicazione dell’avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. I datori di lavoro possono presentare le domande per i lavoratori non comunitari residenti all’estero fino alle ore 24 del 31 dicembre 2012 utilizzando il servizio di inoltro telematico all’indirizzo https://nullaostalavoro.interno.it/Ministero/index2.jsp. Il “tetto” di 35.000 unità, da ripartire tra regioni e province autonome con successivo provvedimento del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, riguarda i lavoratori subordinati stagionali non comunitari di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Croazia, Egitto, Repubblica delle Filippine, Gambia, Ghana, India, Kosovo, Repubblica ex Jugoslava di Macedonia, Marocco, Moldavia, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Ucraina e Tunisia. L’articolo 2 del DPCM 13.03.2012 prevede inoltre, come anticipazione della quota massima di ingresso dei lavoratori non comunitari per motivi di lavoro non stagionale per l’anno 2012, l’ingresso di 4.000 cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nel paese di origine, ai sensi dell’art.23 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n.286.

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SI’ DEFINITIVO ALLE NUOVE REGOLE SU STAGIONALI, ASSUNZIONI E CERTIFICATI. Il Parlamento ha convertito in legge il decreto sulle semplificazioni. Ecco cosa prevede per gli immigrati. Con 394 sì, 49 no della Lega e 21 astensioni dell’Italia dei Valori, mercoledì 4 aprile 2012 la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il disegno di legge di conversione del decreto semplificazioni, comprese alcune norme dedicate all’immigrazione. Le principali riguardano i lavoratori stagionali. È stato introdotto un meccanismo di silenzio-assenso per le domande di assunzione di quelli che sono già stati in Italia negli anni precedenti, che accelererà il loro arrivo. Inoltre, finito un contratto, un lavoratore potrà firmarne subito un altro, e rinnovare il permesso di soggiorno, rimanendo in Italia fino a un massimo di nove mesi. La nuova legge ribadisce definitivamente anche che quando si assume un cittadino extracomunitario non bisogna più inviare il contratto di soggiorno (modello q) allo Sportello Unico per l’Immigrazione. È sufficiente infatti riempire tutti i campi della comunicazione di assunzione obbligatoria, compresi quelli specifici per lavoratori stranieri. C’è infine una norma introdotta durante l’iter parlamentare che estende il ricorso all’autocertificazione anche nelle procedure che riguardano l’immigrazione, come ad esempio le richieste di rinnovo dei permessi di soggiorno. Sarà in vigore dal 2013, e intanto Questure e Prefetture si metteranno in rete con gli altri uffici della Pubblica Amministrazione per scambiarsi più velocemente i dati da verificare.

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CITTADINANZA PER MATRIMONIO: LA COMPETENZA AI PREFETTI DAL 1° GIUGNO. Pubblicata nella Gazzetta ufficiale la Direttiva del ministro dell’Interno 7 marzo 2012 con la quale, a partire dal 1° giugno 2012, viene attribuita ai prefetti la competenza ad adottare provvedimenti in materia di concessione o diniego della cittadinanza nei confronti di cittadini stranieri coniugi di cittadini italiani. La competenza sarà, invece, del capo del dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, qualora il coniuge straniero abbia la residenza all’estero, e del ministro dell’Interno nel caso sussistano ragioni inerenti alla sicurezza della Repubblica. Il provvedimento prosegue nel percorso di razionalizzazione già intrapreso dal ministero dell’Interno, impegnato a migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa nell’interesse dei cittadini.

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ILLEGITTIME PER LA CASSAZIONE LE ESPULSIONI CON DIVIETO DI REINGRESSO SUPERIORE AI CINQUE ANNI.Depositata, il 2 aprile 2012, la sentenza della Corte di Cassazione, I sezione Penale, n. 12220 del 13 marzo 2012, con cui la Corte si è pronunciata sulla durata del divieto di reingresso in Italia a seguito di espulsione amministrativa. Ad avviso della Corte si pone in insanabile contrasto, con la vincolante Direttiva Europea in materia di rimpatri (direttiva 2008/115/CE, in vigore a partire dal 24 dicembre 2011), la normativa italiana di cui all’art. 13 D. L.vo n. 286/98, nella parte in cui fissa in dieci anni la durata del divieto di reingresso nel territorio dello Stato per lo straniero che ne sia stato espulso. In particolare, le norma interna sarebbe incompatibile con l’art. 11, par. 2, della citata direttiva, secondo cui la durata del divieto di ingresso non può superare i cinque anni. La fattispecie incriminatrice non può dunque essere applicata nei confronti degli stranieri i quali facciano ingresso nel territorio nazionale, senza autorizzazione, ad oltre cinque anni dalla loro espulsione. Nel caso di specie la Corte, chiamata a valutare una sentenza di condanna deliberata riguardo ad un rientro accertato nel marzo 2011, a carico di uno straniero espulso nel 2004, ha stabilito che il fatto non è previsto dalla legge come reato. La sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, ed è stata disposta l’immediata liberazione dell’interessato.

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NUOVE QUOTE DI INGRESSO SOLO PER LAVORO AUTONOMO E CONVERSIONI. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 273 del 22 novembre 2012 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 ottobre 2012, concernente la “Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2012”. In particolare il nuovo decreto fissa una quota complessiva di 13.850 unità così ripartita:
• 2.000 unità per lavoro autonomo riservate a cittadini stranieri residenti all’estero appartenenti alle seguenti categorie: imprenditori che svolgono attività di interesse per l’economia italiana; liberi professionisti riconducibili a professioni vigilate oppure non regolamentate ma comprese negli elenchi curati dalla Pubblica amministrazione; figure societarie di società non cooperative, espressamente previste dalle disposizioni vigenti in materia di visti d’ingresso (D.I. dell’11 maggio 2011); artisti di chiara fama internazionale o di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici oppure da enti privati (art. 2).
• 100 unità per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo per lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado di linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile (art. 3).
• 11.750 unità riservate a coloro che devono convertire in lavoro subordinato il permesso di soggiorno già posseduto ad altro titolo. In questo specifico ambito le quote sono così ripartite:
– 4.000  quote riservate a chi ha un permesso di soggiorno per lavoro stagionale da convertire in permesso di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale;
– 6.000 quote riservate a chi ha un permesso di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale da convertire in permesso di soggiorno per lavoro subordinato non stagionale;
– 1.000 quote riservate a chi ha un permesso di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale da convertire in permesso di soggiorno per lavoro
– 500 quote riservate a chi ha un  permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato non dall’Italia ma da altro Stato membro dell’Unione europea.
– 250 quote riservate a chi ha un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati da altro Stato membro dell’Unione europea da convertire in permesso di soggiorno per lavoro autonomo.
Come di consueto le domande potranno essere presentate esclusivamente con modalità telematiche sul sito https://nullaostalavoro.interno.it. a partire dalle ore 8.00 del 7 dicembre 2012. Maggiori indicazioni sulle modalità di presentazione delle domande verranno fornite con una successiva circolare congiunta dei Ministeri dell’Interno e del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Per l’anno 2012, le quote di ingresso fissate dal decreto appena pubblicato, vanno ad aggiungersi alle quote previste dal D.P.C.M. del 13 marzo 2012, per i lavoratori stagionali (35.000 quote), nonché alle 4.000 quote di ingresso previste dall’articolo 2 dello stesso decreto, per i  lavoratori stranieri formati all’estero ai sensi dell’’articolo 23 del Testo Unico sull’immigrazione (D.Lgs. n. 286 del 25 luglio 1998).

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ACQUISTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA PER NASCITA – NON E’ NECESSARIA LA RESIDENZA LEGALE IN ITALIA DEI GENITORI AL MOMENTO DELLA DENUNCIA DELLA NASCITA. Il Tribunale di Imperia con sentenza del 10 settembre 2012 si è pronunciato su una questione relativa all’interpretazione della norma che regola l’acquisto della cittadinanza italiana da parte dei minori nati in Italia. L’art. 4 della Legge n. 91 del 1992, al comma 2, prevede espressamente che: “Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”. Tale norma, evidenzia il Tribunale, stabilisce, quali unici presupposti per l’ottenimento della cittadinanza, che il minore sia nato in Italia e che vi abbia risieduto, ininterrottamente e legalmente, fino al raggiungimento della maggiore età, senza fare affatto riferimento  all’ulteriore requisito che il minore sia stato iscritto all’anagrafe italiana da almeno un genitore con residenza legale in Italia (requisito previsto in una circolare del Ministero dell’Interno del 7 novembre 2007). La ratio della norma in questione consiste nell’esigenza di favorire l’acquisto della cittadinanza da parte di persone che, essendo nate nel nostro paese e avendovi continuativamente abitato, sono verosimilmente del tutto integrate nel nostro tessuto sociale, economico e culturale. Non possono quindi, ad avviso del Tribunale, essere introdotti in via amministrativa limiti all’acquisto della cittadinanza ulteriori rispetto a quelli previsti dalla Legge del 1992, che ne frustrino gli intenti. A tal proposito la sentenza evidenzia come lo stesso Ministero dell’Interno, sempre nella circolare del 7 novembre 2007, precisava che l’iscrizione anagrafica tardiva del minore presso un Comune italiano, non dovesse considerarsi pregiudizievole ai fini dell’acquisto della cittadinanza italiana, ove vi fosse una documentazione atta a dimostrare l’effettiva presenza dello stesso nel nostro Paese nel periodo antecedente la regolarizzazione anagrafica (attestati di vaccinazione, certificati medici in generale ecc…). Pertanto, ad avviso dei giudici, ai fini della concessione della cittadinanza italiana, occorre valutare che l’interessato sia nato in Italia e vi abbia risieduto fino al compimento del 18° anno di età, in base a tutti gli elementi a disposizione (certificati anagrafici, di vaccinazione, medici, scolastici, ecc…) mentre la residenza legale in Italia di almeno uno dei genitori al momento della nascita, costituisce soltanto uno dei molteplici indici suscettibili di valutazione, senza assumere valore esclusivo.

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CITTADINANZA. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (la n.194 del 20.8.2013 – Suppl. Ordinario n. 63) della conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, recante “disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia“, è previsto, infatti, all’articolo 33, che allo straniero o all’apolide, nato in Italia, che voglia acquisire la cittadinanza italiana, non sono imputabili le eventuali inadempienze riconducibili ai genitori o agli uffici della Pubblica Amministrazione. L’interessato può dimostrare, infatti, il possesso dei requisiti con ogni altra documentazione idonea, ad esempio, con certificazioni scolastiche o mediche, attestanti la presenza del soggetto in Italia sin dalla nascita e l’inserimento dello stesso nel tessuto socio-culturale. Inoltre, il secondo comma dell’articolo stabilisce che gli Ufficiali di Stato civile, nei sei mesi precedenti al compimento dei diciotto anni, devono comunicare all’interessato che, entro il termine di un anno, può presentare dichiarazione di voler acquisire la cittadinanza. In mancanza di comunicazione, il diritto può essere esercitato anche dopo lo scadere del termine di un anno.

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RICHIESTA DI CITTADINANZA ITALIANA. Dal 18 maggio sarà possibile presentare le domande on-line​. Partirà il 18 maggio prossimo il nuovo servizio – messo a punto dal Ministero dell’Interno dipartimento per l’invio telematico della domanda di conferimento della cittadinanza italiana. Il nuovo sistema dovrebbe consentire di rendere più veloce l’intera procedura, snellendo la fase di inserimento dei dati. Il richiedente compilerà la domanda, utilizzando le credenziali d’accesso ricevute a seguito di registrazione sul portale dedicato(https://cittadinanza.dlci.interno.it/sicitt/index2.jsp) e la trasmetterà in formato elettronico, unitamente ad un documento di riconoscimento, agli atti formati dalle autorità del Paese di origine (atto di nascita e certificato penale) e alla ricevuta dell’avvenuto pagamento del contributo di euro 200,00 previsto dalla legge n. 94/2009. Dal 18 giugno 2015 le domande verranno acquisite esclusivamente con modalità informatica.